Per la quasi totalità il tessuto urbano di Quartu, era costituito da case unifamiliari generalmente a piano terra o, più raramente, a due piani. La tipologia di tali abitazioni è perlopiù "a corte interna" più funzionale ad una cultura ed economia contadina. Il materiale più usato nella costruzione era il "ladiri", mattone composto di paglia e fango per decenni considerato erroneamente una materia povera. Alto era, infatti, il suo potere isolante dal caldo d'estate e dal freddo d'inverno.
Sull'alto muro che s'affaccia sulla via o sul vicolo si apre il portale d'ingresso ad arco, di solito abbellito con fregi artistici o con le iniziali del padrone di casa. Subito all'interno si trova il portico con la stalla da un parte e la cantina dall'altra. Superato il portico si apre uno spazio libero a cielo aperto, il cortile, a ridosso del quale si trova il giardino, con le immancabili piante di agrumi, ed il pozzo. Otre il cortile "sa lolla", il loggiato su cui si aprono tutti gli ambienti interni della casa. Nelle abitazioni dei proprietari più agiati, ancor oggi si può trovare la macina per il grano, "sa mola".
Uno degli esempi arrivati fino ai nostri giorni di casa campidanese quartese è "Sa dom'e farra", uno dei musei etnografici più importanti della Sardegna. Nei suoi ambienti, divisi in 45 settori, sono gelosamente conservati migliaia di attrezzi che riflettono un ampio spaccato della civiltà agricola e pastorale. Il suo nome è dato da una stanza, "sa dom'e farra", letteralmente la casa della farina, dove le massaie quartesi trascorrevano la maggior parte delle loro giornate confezionando pane e dolci squisiti.