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LA "SARTIGLIA"DI ORISTANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fotografie di

Guido Nossardi

 

Da centinaia di anni, indubbiamente la Sartiglia rappresenta una delle massime espressioni storiche folkloristiche e di costume della nostra Isola. La corsa con tutto il suo rituale, continua ad emozionare ed a mantenere il suo sapore magico e sacro.
Il gioco della Sartiglia ha origini alquanto remote: sembra siano stati i Crociati ad averlo introdotto in Occidente intorno al 1200, fra la prima e la terza Crociata. I Crociati a loro volta appresero dai Saraceni, loro nemici, questi giochi militari che venivano considerati molto utili ai fini dell'addestramento delle milizie. E' nello stesso periodo storico che pare vengano importate la "Quintana" a Foligno e la "Corsa del Saracino" ad Arezzo.
Il gioco consisteva nel sospendere, lungo un percorso stabilito, un anello all'altezza di un uomo a cavallo, che il cavaliere doveva cercare di infilzare con la spada o la lancia. Tale gioco ebbe la massima diffusione in Spagna, dalla quale venne importata in Sardegna. Pare che la presenza ad Oristano della Sartiglia si possa datare intorno alla metà del XIII secolo.
Nel 1479 dopo la disfatta di Macomer, gli Aragonesi entrarono in Oristano, e la Sartiglia ebbe un notevole incremento. L'evoluzione del gioco seguì l'andamento della storia con la trasformazione delle strutture feudo cavalleresche, la Sartiglia venne trasferita in ambiente borghese e popolare, e, da espressione di folclore delle classi nobili divenne espressione di vita, costumi e tradizioni popolari.
Il nome "Sartiglia" deriva strettamente da quello spagnolo "Sortija" e quest'ultimo dal latino "Sorticula", anello, ma anche diminutivo di "Sors", fortuna. Di ispirazione spagnola anche il nome del capo supremo della corsa, "Su Componidori".
La tradizione narra che durante il Carnevale, frequenti furono le risse sanguinose fra i soldati aragonesi, proprio la confusione carnevalesca era un'occasione propizia per dare sfogo all'odio dei locali nei confronti dei dominatori aragonesi. Al fine di scongiurare tali episodi, nel 1500 un canonico della Cattedrale istituì un legato a favore del Gremio dei Contadini per il mantenimento della Sartiglia. Venne assunto l'impegno di far correre la Sartiglia l'ultima domenica di Carnevale, mentre per la corsa del martedi successivo l'impegno venne assegnato al Gremio dei Falegnami. Condizione improrogabile, quella di far svolgere la corsa in qualsiasi situazione metereologica, economica, sociale ci si trovi.
Durante la seconda guerra mondiale la gara si disputò regolarmente fino al 1940, mentre nei due anni successivi venne ridotta all'essenziale con la presenza del Componidori e dei due luogotenenti, ma non si fece la corsa, non si udirono tamburi nè trombe e regnava un clima di tristezza fino al 1946 quando tutto riprese con grande entusiasmo.
La Sartiglia è governata da Su Componidori, personaggio che viene scelto il 2 di febbraio, giorno della Candelora, dai componenti del Gremio. Egli a sua volta sceglie i suoi due luogotenenti: su primu e su segundu. Il primo atto della manifestazione è la vestizione de su Componidori, momento di grande carica emotiva. La vestizione avviene su un tavolo sul quale è posta una sedia per su Componidori, il quale verrà vastito con cura da due ragazze in costume (massaieddas) guidate dalla moglie del Majorali (massaia manna). Il costume del Componidori non differisce di molto dal costume tipico di contadino campidanese del '700, al quale si aggiunge un elemento importante, il coietto, un giaccone di pelle morbida scamosciata, come una specie di doppio grembiule che copre dalle spalle alle ginocchia, stretto ai fianchi da un largo cinturone di pelle.
L'elemento più importante è la maschera, che gli viene assicurata al volto da fazzoletti di seta che fasciano la nuca e il viso del cavaliere, lungo l'orlo della maschera stessa. La maschera è realizzata in legno, ha un colore carneo e appare androgina, maschile e femminile allo stesso tempo, ma seria e composta. La vestizione è scandita dal suono dei tamburini e da squilli di tromba. Ultimata questa fase viene introdotto nella sala il cavallo che Su Componidori dovrà inforcare senza scendere dal tavolo giacchè dal momento in cui vi è salito non pùò più metter piede per terra secondo una antica tradizione cavalleresca che vuole che il cavaliere, dopo il rito, sia assunto a essere divino. Una volta in sella quindi egli non potrà più ponni pei in terra poichè in tal caso si annullerebbe la sua sacralità. A questo punto Su Componidori riceve da s'Oberaju Majore sa pippia de maju (pupa di maggio), una sorta di scettro composto da un fascio di pervinca con alle estremità due grossi mazzi di viole. Con sa pippia da maju Su Componidori segna un ampia croce sui presenti in segno di benedizione. A questo punto il cavaliere deve, con abilità e sangue freddo, portare il cavallo fuori dalla sala, tra il silenzio rispettoso dei presenti, dove verrà accolto da tutti gli altri cavalieri con spendidi costumi e cavalli riccamente bardati. Tra ali di folla plaudente si forma il corteo che dovrà raggiungere il Duomo, il tutto accompagnato dal suono dei tamburini e dei trombettieri, che evocano una atmosfera propria di qualche secolo fà.
Il corteo procede con in testa Su Componidori con ai suoi lati i due luogotenenti.
Ci si avvia alla corsa alla Stella. Con il tempo il percorso della corsa è stato notevolmente modificato, e attualmente presenta il suo apice in prospicenza della Cattedrale, ove viene sospesa la stella che i cavalieri lanciati al galoppo dovranno infilzare con la loro spada, tra ali di folla in delirio e il ritmo incalzante di trombe e tamburi. L'immagine del cavaliere al galoppo, con il braccio teso, spada in pugno, rimane impressa a tutti i presenti. Quando la stella viene centrata vi è un boato di gioia, mentre se questa viene mancata serpeggia un mormorio di delusione.
Dopo che tutti i cavalieri scelti da Su Componidori, ed egli stesso, avranno concluso la prova, la corsa si conclude con la benedizione di tutti i presenti effettuata da Su Componidori che attraversa il percorso supino sul cavallo agitando la pippia de maju con segni di croce.
La Sartiglia prosegue con la corsa delle pariglie, che si svolge quando ormai le prime ombre si allungano sulla città, in Via Mazzini. I cavalieri si sfidano in corse acrobatiche sfrenate, con grande coraggio e abilità finchè Su Coponidori non sancisce la fine con una corsa sfrenata al galoppo, supino sul cavallo agitando la pippia de maju in segno di benedizione.
Lo spettacolo ha termine, il corteo si ricompone e ci si reca sul luogo dove avviene la svestizione de Su Componidori, dove, rimossa la maschera, si scopre il volto di un uomo raggiante di felicità per essere stato chiamato ad essere l'artefice del rinnovarsi di questo momento di storia e tradizione oristanese.

 

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